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La professione dell'operatore richiede un percorso di consapevolezza?

Perché ho scelto il Rebalancing?

JivanCiao *|FNAME|*.
Mi sono chiesto, se oggi abbia senso proporre la formazione di Rebalancing, così lunga (600 ore). Quando il "mercato" propone tanti corsi da 32 ore o al massimo 250 ore. Non è sufficiente imparare delle tecniche di massaggio qua e là e poi metterle insieme "creativamente"?

Ho chiesto ad Unmila di raccontarmi il suo punto di vista.


Unmila
Il massaggio è l’arte più antica e più “normale” che possa esistere.

I nomi dei massaggi sono per lo più tutte etichette per vendere.

Ogni tecnica è nata così quasi per caso, e, spesso, è stato un gesto d’amore creativo.

Cosa vuol dire toccare con amore?
L’amore non si esprime a comando e, soprattutto, cosa ne sappiamo noi dell’Amore.

Spesso è più un bisogno che non un “sentire”, un dare-ricevere.
Quante volte abbiamo detto o udito questa frase “ti amo, ho bisogno di te” …
La seconda frase dovrebbe essere messa per prima, perché genera quello che è comunemente detto amore. 
Ma questo NON è amore, questo è bisogno.
Finisce il bisogno. Finisce l’amore. 
Ops…e allora cos’era?

Torniamo al massaggio, al toccare, al con-tatto (toccare con tatto, con sensibilità e con attenzione e rispetto).
Quando si diventa “operatori”, “bodyworker”, si crede di sapere e di conoscere. Ma noi ci conosciamo? Sappiamo chi siamo? Da dove veniamo e dove siamo diretti? 
Conosciamo la presenza e portata della nostra essenza (anima) ?

Se sì, allora "no problem". Siamo degli ottimi bodyworker e non solo. Siamo “arrivati” perché sappiamo chi siamo e ci mettiamo al servizio dell’umanità, della Vita stessa, con con umiltà, consapevolezza e amore.

Se la nostra risposta è NO. Beh, prima di toccare qualcuno, pensiamoci sopra, anche parecchio! Toccare una persona vuol dire entrare nell’intimo, vuol dire poter accedere ad un potere che, se usato con supponenza e arroganza (del sapere), vale a dire male, può degenerare in abuso.

Se la risposta è non ancora, allora c’è una terza via: quella del percorso di consapevolezza. Sapere di non sapere chi siamo e cosa facciamo, ma sapere che un gesto d’amore può “curare” la ferita d’amore che è in me e che è in ciascuno di noi.

Il corpo “si ammala” per mancanza di consapevolezza e amore  per se stessi. L’operatore, se tocca, consapevole dei propri limiti, ma con l’atteggiamento interiore di “sudditanza” all’energia creativa dell’esistenza, cura se stesso e gli altri.

Ogni tecnica usata dallo spazio “vuoto” della meditazione produce ottimi risultati sia per l’operatore che per il massaggiato.
Imparare una tecnica, qualunque essa sia, è cosa buona. La tecnica è uno strumento. E’ una “scusa”. E’ un piacevolissimo “placebo”.
Quello che cura viene da dentro, è un punto d’incontro tra il corpo e l’anima. E’ il “dire SI’ a se stessi”, esattamente come siamo al momento. 
Da questo spazio (che è un lampo di amore ritrovato) nasce la voglia di “star bene”, “essere in pace”, “avere un momento di tregua”, “sentirsi vivi nel corpo e nello spirito”...(cito frasi che mi sono state dette dalle persone in questi anni).

Il percorso Rebalancing ha come obiettivo il raggiungimento di questo spazio: imparare a conoscersi a partire dal corpo e accettare quello che c’è.

Per questo si articola tra meditazioni attive (anche il massaggio poi sarà una meditazione attiva), espressione corporea (anche nel massaggio ci saranno momenti di danza insieme (tecnica Joint Release), meditazioni statiche (anche nel massaggio ci saranno momenti di assoluto ascolto tattile dell’altro), condivisione (anche nel massaggio ci saranno poi momenti di fusione per entrare nella tridimensionalità del corpo senza sforzo, ovvero senza l’uso della forza).
Nel percorso poi si useranno anche altre “tecniche”, come le costellazioni familiari, per comprendere (leggi “prendere dentro”) chi e ciò che abita dentro di noi. Per fare pace con i conflitti che generano malessere, disagio, dolore e malattia.
Per imparare a volersi bene, ad amarsi, per poter voler bene e amare gli altri.

Il massaggiare è stato per me, sicuramente, una via, un "autostrada" che mi ha facilitato il lasciar andare pregiudizi e giudizi. 
Quando si tocca una persona (di destra, di sinistra, di centro, bianca, nera, gialla, caffèlatte, magra, grassa, piccola, grande) si tocca un essere umano. Esattamente come lo siamo noi. Ognuno è impregnato di ideologie prese in prestito dal luogo di origine e appartenenza. Spesso, inconsapevole del peso emozionale, del classismo e razzismo, che queste "ideologie" si portano appresso. 
Inconsapevoli di quanto l’anima individuale ne sia “libera” e desideri solo dare e ricevere amore.

Intraprendere un percorso di conoscenza di se stessi e al (ri)appropriamento del toccare ed essere toccati in profondità, è un regalo che si fa a noi stessiCambierà la qualità della nostra vita.

C’è molta gente che è attratta dal percorso, ma poi è “too much” (troppo). 
La motivazione può essere l’aspetto economico. Altrettanto spesso è la lontananza del luogo dove viene svolto. 
Per finire il tempo: troppo lungo l’impegno.

Tutte tre insieme sono un’ottima scusa per fuggire da sè. Preferibile un corso settimanale, o mensile, sotto casa o quasi.
Quando decisi di partecipare al training di Rebalancing, nel 1985, durava molto più tempo (3 mesi e mezzo di filata). Costava seimila dollari (circa 12 milioni di lire) ed era in Nord America, Oregon.

Il mio bisogno, già allora era proprio quello di “cercare me stessa”, al di là di tutte le "chiacchiere terapeutiche", che mi avevano aiutato a trovare solo soluzioni mentali per affrontare il mio disagio esistenziale. Le "chiacchiere" avevano lasciato intatto il nucleo delle “convinzioni” profonde.

Lavorare sul corpo e sulla mente in contemporanea sicuramente mi aiutò a cercare e trovare uno spazio più profondo, silenzioso, meditativo.

2012 *|LIST:COMPANY|*,